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Una vita per l'Italia

La ricorrenza dei 150 anni dall’unità d’Italia ripropone gloriosi eventi risorgimentali che i libri di storia hanno raccontato con dovizia di particolari. Ma l’unificazione del nostro paese è passata anche attraverso la vita quotidiana e comune di molte persone, soprattutto giovani, che poi la storia ufficiale ha dimenticato o non ha mai conosciuto.

Ercole Oldofredi e la moglie Maria (Mimì) Terzi erano patrizi bresciani che conducevano una brillante vita presso la Corte asburgica di Milano. Ma, ad un certo punto, subentrò una maturazione che li portò a schierarsi apertamente contro l’Austria ed a collaborare attivamente all’unità d’ Italia.
Ercole Oldofredi fu tra i principali artefici delle Cinque Giornate di Milano. Dopo la sconfitta ed il rientro degli austriaci nella capitale lombarda, fuggì in Piemonte, dove strinse una grande amicizia con Cavour, partecipando con lui alle tante missioni che consentirono la guerra del 1859 e la creazione, il 17 marzo 1861, del Regno d’Italia.
Furono anni difficili, anche sotto l’aspetto economico, perché il governo austriaco lo esiliò e pose sotto sequestro i suoi beni. Fu tra i pochissimi, una decina, ai quali non fu mai concesso il condono. Tutta la famiglia visse così da esule tra Cuneo, Torino e Genova.
Fu deputato del Regno di Sardegna e prefetto a Bologna, dopo l’annessione della città. Per i meriti acquisiti Vittorio Emanuele II lo nominò senatore del Regno d’Italia.
Il libro di Domenico Sanino, "MIMI’ ED ERCOLE OLDOFREDI TADINI: UNA VITA PER L’ITALIA", ed. L'Artistica (Savigliano, 2010) raccoglie testimonianze e documenti, molti inediti, conservati a villa Oldofredi Tadini a Cuneo.

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August 22. 2017 12:56:10