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Cenni storici

Il Colombaro San Michele è sicuramente una delle più antiche costruzioni di Cuneo.
La parte più antica, la torre, fu costruita come torre d’osservazione poco dopo la nascita della città.
In effetti tutta la zona era boscosa e non coltivata fino al 1450, quando vennero realizzati i primi canali di irrigazione e nacquero le prime cascine.
Dal XVI secolo fu realizzata l’ala residenziale della villa su due piani che presenta una facciata intonacata a “falso marmo” nel ‘700. Attorno alle finestre si distinguono ancora tracce delle decorazioni floreali del XVII secolo.
La parte rurale, che comprendeva la rimessa delle carrozze, la serra per i fiori e i limoni, il granaio, le stanze per l’allevamento dei bachi da seta, era originariamente su due piani e fu sopraelevata nella prima metà del XIX secolo.
La Cappella fu costruita nel 1763.

Dai documenti conservati nell’ archivio Mocchia risulta che la casa è entrata in possesso dei “Mocchia di San Michele” in seguito al matrimonio di Scipione Mocchia con Lucrezia Brizio nel 1570.
I Mocchia erano una delle famiglie più antiche presenti a Cuneo dalla sua fondazione. Ebbero numerosi incarichi amministrativi, militari e politici alla corte dei Savoia, ai quali restarono fedeli nel corso dei secoli.
Curioso il titolo di “Gentiluomini di bocca”, ovvero assaggiatori, titolo che denotava la fiducia del Principe e consentiva di sedere alla sua tavola.

La villa e le cascine furono gravemente danneggiate durante la battaglia di Madonna dell’Olmo, che il 30 settembre 1744 oppose i Savoia ai Franco-Spagnoli che occupavano Cuneo.

Nel 1799, quando la città era nuovamente occupata dai francesi, la villa fu incendiata e il conte Mocchia, noto per le sue posizioni anti-francesi, decapitato nella notte del 5 luglio.
Il suo corpo fu sepolto nel giardino, mentre la testa venne portata su una picca per la città.
Da qui la leggenda familiare che vuole il fantasma del Conte girare nottetempo nella casa alla ricerca della sua testa.

I danni inflitti dall’occupazione francese furono enormi: quando l’esercito si ritirò non restavano più i tetti, i mobili, gli attrezzi da lavoro, i raccolti.
Il figlio del Conte, Luigi, minorenne alla morte del padre, impiegò anni per riparare i danni maggiori.
Vendette il palazzo di città e trasformò la villa da residenza estiva a residenza abituale.
Nel 1822 sposò Maria Oldofredi Tadini, che discendeva da una antica famiglia lombarda, signori del lago di Iseo e della Franciacorta.
Sul soffitto di uno dei saloni è possibile ammirare i monogrammi di Luigi Mocchia e di Maria Oldofredi Tadini, realizzati in occasione del loro matrimonio.

Nel 1848 Maria accolse in casa il fratello, conte Ercole Oldofredi Tadini, e la sua famiglia, in fuga da Milano dopo i moti insurrezionali delle cinque giornate.
Ercole divenne un personaggio politico molto importante, senatore del regno di Sardegna e in seguito del regno d’Italia. Segretario e collaboratore di Cavour,  partecipò al Congresso di Parigi dopo la guerra di Crimea nel 1855.
Dopo la seconda guerra d’indipendenza nel 1859 negoziò con Napoleone III la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia.

Maria Oldofredi morì nel 1855 senza figli lasciando le proprietà ai nipoti Gerolamo e Teodaldo. Da 150 anni dunque il Colombaro San Michele appartiene agli Oldofredi Tadini.

Da 5 secoli dunque, anche nel passaggio dai Mocchia agli Oldofredi Tadini, la casa non è mai stata venduta, ma è stata sempre trasmessa in famiglia, il che ha permesso di conservare molti oggetti, documenti e arredi.

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August 22. 2017 12:56:10